Microplastiche nel compost: nuovo metodo Cnr e Università di Milano per identificarle con precisione
Un’innovativa metodologia sviluppata congiuntamente dal Cnr-Isafom e dall’Università degli Studi di Milano consente di individuare con maggiore precisione la presenza di inquinanti persistenti nel compost, come plastiche e microplastiche, distinguendoli dalle plastiche compostabili.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica ACS Sustainable Chemistry & Engineering, introduce un protocollo analitico che rappresenta un passo avanti significativo per la tutela dei suoli e la sicurezza delle filiere agroalimentari.
Un nuovo metodo per distinguere plastiche e materiali compostabili
La principale innovazione della ricerca è una procedura di idrolisi termo-alcalina selettiva, che agisce come uno “spartiacque” tra materiali diversi.
Trattando i campioni di compost con una soluzione di idrossido di sodio a 80°C, il metodo:
- dissolve completamente le plastiche compostabili (come PLA e materiali a base di amido)
- lascia intatte le plastiche convenzionali (PE, PP, PET, PVC, PS)
Questo consente di distinguere con precisione materiali che finora risultavano difficili da separare con le tecniche tradizionali.
Compost e inquinamento da microplastiche
Secondo i ricercatori, il suolo rappresenta oggi un importante bacino di accumulo di inquinanti persistenti, anche a causa della crescente produzione di plastica e della dispersione di materiali non correttamente smaltiti.
Il compost derivato dai rifiuti urbani può contenere tracce di plastica entro i limiti normativi, ma fino ad oggi non era possibile distinguere con chiarezza tra plastiche fossili e compostabili, complicando i controlli di qualità.
Maggiore sicurezza e sostenibilità
Il nuovo metodo, con un’efficienza dichiarata del 98%, potrebbe essere applicato su larga scala grazie a costi contenuti rispetto alle tecniche attuali.
Secondo i ricercatori, la possibilità di identificare correttamente i materiali:
- migliora la qualità del compost
- riduce il rischio di contaminazione dei terreni agricoli
- supporta lo sviluppo della bioeconomia circolare
- evita la classificazione errata dei materiali compostabili
Verso una gestione più sostenibile dei rifiuti organici
L’innovazione offre anche strumenti concreti agli impianti di trattamento dei rifiuti per certificare la qualità del compost e monitorare la degradazione dei nuovi materiali polimerici.
Un passo avanti, secondo gli autori dello studio, per armonizzare produzione industriale e tutela ambientale, rafforzando il ruolo del riciclo organico nella transizione ecologica.
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